Chiesa di Santa Maria della Grazia o dell' Immacolata (sec. XVIII)

La Chiesa

Scheda di dettaglio

Ubicazione e datazione

Si trova in Piazza Alighieri fuori dalla cinta muraria del centro storico. E’ stata realizzata tra il 1720 e il 1743 su una preesistente chiesa del 1508. Annessa ad un monastero adibito a studentato dell’Ordine, entrambe le strutture, la chiesa e il convento, sono state costruite e sono appartenute per moltissimi anni ai Padri Domenicani.

La chiesa, così come noi oggi la vediamo, è stata integralmente ricostruita da maestranze del luogo, nella prima metà del Settecento. Anzi, quasi certamente, lo è stata nei primissimi anni di esso, se già nel 1738 la si ritrova riaperta al culto. Questo, infatti, è l’anno che si ritrova nella epigrafe di dedica della chiesa incisa su di una fascia sorretta da due angeli e passante dietro lo stemma dell’ordine dei Domenicani, collocata al coronamento dell’ovale della Vergine delle Grazie, sul portale centrale: VIRGINI DEIPARAE DIVEQ(ue) / GRATIARVM MARIAE / PRAEDICATORVM ORDO / A FVNDAMENTIS EREXIT A. D. MDCCXXXVIII.

La Chiesa preesistente
La chiesa preesistente era stata edificata poco meno di tre secoli prima, sul suolo concesso dall’Università di Galatina nel 1464 durante il sindacato di Federico Mezio.

Nel 1508 i Padri Predicatori avevano ottenuto dal Pontefice la bolla di autorizzazione a fondare nella provincia di Terra d’Otranto cinque nuovi monasteri, tra i quali era compreso anche quello, localizzato in S. Pietro in Galatina, che venne edificato in quegli anni, insieme con la chiesa sotto il titolo di Santa Maria della Grazia.

Oltre ai molti cittadini che avevano dotato il convento di cospicui beni,la stessa Università, nel 1498, contribuì all’incremento dell’attività del monastero concedendo, a favore dei frati, l’esazione del dazio del pesce. Questo tributo era ancora in possesso dei frati domenicani, verso la fine del ’700, come ci dice il Papadia nelle sue Memorie storiche della città di Galatina del 1792. La chiesa che venne allora costruita, rispetto a quella attuale, era più piccola di quella odierna ed aveva la facciata retrocessa di sei metri. Questa chiesa più antica, comunque, doveva essere già completata, o almeno aperta al culto nel 1508, se gli stessi Padri Domenicani, nel ricostruire quella attuale, hanno avvertito la necessità di conservarne il ricordo, con l’inserire all’interno del muro in costruzione, all’esterno del lato ovest della stessa chiesa, una lapide commemorativa con la seguente epigrafe: B(eatae) DEIPAREQ(ue) MARIAE PREDICATORVM ORDO (h)AVD EXIGVO CVM / LABORE CIVIVM HVIVS VRBIS IMPENSA CONDIDIT TEMPLVM [VET] / 1508.

Stile e Prospetto
Il prospetto della chiesa con la sua ampia facciata, visto nella prospettiva della grande libera distesa del largo Fontana fino agli anni Venti del nostro secolo del tutto privo di qualsiasi ornamentazione arborea, doveva apparire maestoso e insieme imponente, preludio quasi della solenne ricca ornamentazione interna. Il modello architettonico, comune tra la fine del ’600 e gli inizi del ’700, viene qui rielaborato in forme originali. Analogie e consonanze stilistiche si ritrovano nelle parrocchiali di Muro Leccese e di San Donato di Lecce, ma anche in altre chiese del Salento. E la sua ornamentazione, con le cornici polilobate poste ai lati del portale e con quella dello stesso portale, ci richiama, tra le altre, la chiesa parrocchiale di Lequile. Modelli, questi, che ci riportano sempre ad un’unica idea inventiva e allo stile architettonico inconfondibile del leccese Mauro Manieri.

Nella facciata, particolarmente ricca, si evidenzia la Vergine col Bambino, con l’arme dei Domenicani.

Interno
Anche l’interno, molto ricco, con gli altari del Settecento, commissionati dalle famiglie nobili di Galatina, degli Zamboi, degli Andriani-De Vito, dei Mezio, dei Tanza, rivela lo stile e la lezione del Manieri.

Gli altari che si susseguono nelle due navate laterali, a portico, sono sei: S. Pietro Martire, l’Immacolata, la Milizia Angelica, nella navata destra; San Domenico, Sant’Antonio e l’ Annunciazione, nella navata sinistra. Sulle pareti laterali poste all’estremità del transetto due grandi altari monumentali: il Miracolo di Soriano, a destra, e quello dedicato alla titolare della chiesa, la Madonna della Grazia, con una splendida statua lignea della stessa, a sinistra.

Con l’Altare Maggiore ed il pregevole organo settecentesco si è già in zona absidale.

Fra le tele rimaste in questa chiesa sono da ricordare quelle che illustrano i misteri che si contemplano nella recita del santo Rosario, tutte di non grandi dimensioni, poste sull’altare della Madonna della Grazia, e quelle che arricchiscono l’arredo dell’altare del Miracolo. Molto bella, anche, la tela dell’Annunciazione, collocata sull’altare dallo stesso titolo. Per ammirare in particolare quella realizzata nel 1793 da Saverio Lillo, per ricordare l’elevazione di Galatina a Città, che pure si trovava in questa chiesa, occorre invece spostarsi ad Otranto.

Storia fino ai nostri giorni
Soppresso in età napoleonica l’Ordine dei Domenicani, intorno alla metà dell’800 vi subentrarono i Padri Scolopi che vi istituirono le prime scuole pubbliche , le quali si vennero a caratterizzare nel Convitto Colonna. Successivamente, fino agli anni sessanta del nostro secolo, l’edificio del convento, con la cui storia di entrambe le istituzioni in esso operanti sono venute ad intrecciare i loro destini, è stato sempre adibito a sede del Convitto Colonna e, contemporaneamente, anche a sede del Ginnasio-Liceo, intitolato allo stesso‘Pietro Colonna’. Attualmente tale edificio è adibito a sede della Biblioteca comunale Pietro Siciliani, del civico Museo d’Arte Pietro Cavoti, dell’Archivio storico comunale.

La chiesa del collegio, infine, è tuttora sede della Confraternita laicale dell’Immacolata, alla quale è riconosciuto il titolo di Arciconfraternita, essendo questa la prima Confraternita ad essere stata eretta a Galatina nel 1580.

Presso questa chiesa desiderarono essere sepolte Maria Castriota, sorella di Ferdinando, e la duchessa Adriana Acquaviva, moglie dello stesso duca di Galatina. Lo stesso edificio custodisce poi anche le spoglie mortali del principe di Bisignano, Nicolò Berardino Sanseverino.

Ancora in un più recente passato, nel periodo risorgimentale, essa è stata anche punto di riferimento e sede di incontri e di riunioni di carbonari.

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