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Carlo Mauro
Carlo Mauro nasce a Galatina l’11 maggio 1871. Di simpatie repubblicane negli anni del liceo, frequentato a Lecce, studia giurisprudenza presso l’Università di Roma dove fu prima allievo e poi amico del grande criminologo Enrico Ferri. Il 29 giugno 1883, nella casa del dott. Paolo Vernaleone in corso Garibaldi a Galatina, partecipa alla fondazione del Partito Socialista di Terra d’Otranto a cui immediatamente seguono le prime Leghe di Resistenza fra Contadini e fra Muratori. Giornalista, direttore e redattore di periodici locali, nel 1905 è alla testa delle raccoglitrici di olive del magliese che rivendicano l’abolizione del famigerato "cappuccio". (Il "cappuccio" era un sacco che le contadine dovevano portare appeso al collo e che le costringeva a piegarsi in due via via che veniva riempito. La parola d’ordine dello sciopero fu: "Abbassu lu cappucciu! Viva lu panaru!". Nel 1906, a Galatina, stipula il primo contratto collettivo di lavoro per i contadini (che fissava l’orario e salario) a cui segue ,nel 1911, quello dei muratori ( 8 ore lavorative al giorno ). A quanto è dato di sapere i contratti dei contadini è dei muratori sono i primi - in assoluto- stipulati in Italia. In sostanza si può dire che Carlo Mauro si dedica prevalentemente all’azione e all’organizzazione sindacale più che alla pura militanza politica. Oltre che dei contadini e dei muratori, Carlo Mauro si pone alla testa delle lotte per l’emancipazione sociale di tutti i lavoratori, in particolare chimici, pellettieri, barbieri, e ferrovieri cioè di "quanti gemevano in povertà sotto il tallone della ricchezza" ( da un volantino dal titolo "Carlo Mauro". Anti-interventista, coinvolto ingiustamente nel 1920 nella proclamazione della effimera "Repubblica di Nardò" e imprigionato, fu pi volte messo in carcere sotto tutti i Governi, da Giolitti a Nitti a Mussolini a Badoglio. Congressista a Livorno nel 1921, aderì formalmente nel 1924 al Partito Comunista d’Italia, insieme con la frazione internazionalista. Candidato al Parlamento per il PSI nelle elezioni del maggio 1921, fu nuovamente candidato "terzino" nel 1924 nelle liste di "Unità Proletaria". Dal 1926 al 1928, con l’avvento del fascismo, fu confinato politico nelle isole di Lampedusa, Ustica e Ponza. Nel 1927 fu incarcerato nell’Ucciardone di Palermo con Bordiga, Berti, Massarenti, Schiavello, Romita e altri con l’imputazione di aver ricostruito il Partito Comunista e "una organizzazione di fronte unico in rapporto con sovversivi del Regno e dell’Estero, aventi lo scopo di evasione e di ribellione contro i poteri dello Stato. Quali partecipi principali di tali organizzazioni sono stati individuati e denunciati in stato di arresto al Tribunale Speciale per la difesa dello Stato 39 confinati politici fra i quali il sovversivo schedato Mauro Carlo di Apollonio" (Prefettura di Palermo, prot. Div.. Gab. n. 6569 del 17 ottobre 1927 Anno V Era Fascista). Durante le sue peregrinazioni con le manette ai polsi, conobbe anche le carceri di Lecce (San Francesco), Napoli (Poggioreale), Crotone, Reggio Calabria, Taranto, Messina, Agrigento, Porto Empedocle, Roma ecc. Nel periodo fascista rappresentò nel Salento l’intransigenza più assoluta contro la dittatura e la sua testimonianza di libertà gli procurò ancora innumerevoli altri arresti, minacce, vessazioni. Avvocato penalista fra i maggiori del suo tempo, con la sua colta oratoria e con la sua stringente dialettica riusciva a conquistare la mente e l’animo dei giudici e del pubblico. Arrestato ancora nel 1943, la caduta del regime lo trovò nella condizione giuridica di "ammonito" (non rimase in carcere per la sua ormai avanzata età, 72 anni). Solamente il 25 agosto 1943, un mese dopo la caduta del fascismo, riacquisto la pienezza dei suoi diritti civili. Il 28 gennaio 1944 partecipò al Congresso dei Partiti Antifascisti (Democrazia del lavoro, Partito Comunista, Socialista, Liberale, d’Azione e Democrazia Cristiana) svoltosi a Bari nel Teatro Piccinni, in cui tenne il discorso inaugurale Benedetto Croce. Il 29 gennaio, sempre a Bari, fu chiamato a presiedere il primo Congresso di ricostruzione della C.G.I.L. che nominò segretario generale Bruno Buozzi e vicesegretari Giovanni Roveda e Achille Grandi. Nominato Delegato dell’Alto Commissario per l’Epurazione in provincia di Lecce, diede esempio di magnanimità nei confronti dei suoi antichi persecutori. Partecipò quale Consultore Nazionale (Commissione per la Ricostruzione) alla preparazione delle elezioni per l’assemblea costituente. Candidato alle politiche del 2 giugno 1946, morì a Galatina il 12 dello stesso mese, subito dopo la proclamazione di quella Repubblica che aveva sognato sin dai lontani anni del Liceo.
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